Città mentale

Umberto Verdoliva

A Umberto Verdoliva, attento e sensibile autore campano, da molti anni nel Veneto, piace camminare per le strade della città e osservare le persone e i luoghi nella loro quotidianità. Egli guarda per vedere, scandagliare e dimensionare l’osservato. Coglie momenti di vita reale, frammenti di varia umanità, cattura scene che nascono e muoiono nello spazio di un attimo, segmenti semplici e complessi, banali e significativi, che rappresentano – singolarmente o come parti di un progetto – uno spaccato di situazioni vere, spontanee, tracciati e perimetri di letture che racchiudono profili e motivazioni espressive di forme e contenuti. Sono sintesi descrittive di riflessioni autentiche, sentite, vissute. Se poi queste osservazioni determinano l’elaborazione di una trama iconica elegante con un taglio di creatività tessuta da un gioco sottile di luce e ombre, coniugata a toni bianchi e neri, tra spazi espressivi e maestosi, come in “Città mentale”, allora l’osservazione si fa lettura speciale, profonda e dinamica di un mondo imprevedibile e straordinario. Si avvia, quindi, un percorso di ricerca. Una lettura che va oltre il visibile e penetra nell’intimo dell’universo indagato fino a raggiungere i microcosmi più remoti per estrarne i significati essenziali che Verdoliva raccoglie in una trama di osservazioni/meditazioni iconografiche sobrie e ben composte, equilibrate, legate tra loro da un filo sottile e invisibile con una leggera connotazione poetica. Un viaggio introspettivo che traccia un percorso intimo, imprevisto e imprevedibile. E ”Città mentale” ne è una sintesi. Raccoglie momenti e significati unici e irripetibili. Riflessioni “costruite” camminando lungo le strade della città che la sensibilità dell’autore cattura e impagina con equilibrio narrativo e omogeneità linguistica: perimetri irregolari e ineguali, per forma e significati, di un modo di leggere e di raccontare la strada della città, con le peculiarità e le dinamiche che la caratterizzano. Un modo di vederla e interpretarla con discrezione e rispetto. “Squarci di luce incollano per sempre l’attimo significandolo, un atto banale come può essere quello del camminare, ma che mi piace pensare come momento contenitore di pensieri diversi. Forse, perché capita anche a me, in giro per le strade della mia città, immergermi in questo stato mentale, uno stato di attesa che accompagna i miei passi… e la mente che va in direzione opposta… Portici, balconi, muri, finestre fanno da sfondo e da riparo ai tanti pensieri, ma li percepisco anche come una sicura prigione per i nostri sogni… la luce attraversa gli edifici, i ponti, le strade e colpisce ignare figure umane nel loro incidere significando ai miei occhi l’attimo… esso così risalta nella mia mente portandomi ad una visione di città in attesa, sognante, mentale… dove le ombre, in cui immergersi di nuovo, sono sempre intorno…”. Bianchi e neri coniugati con equilibrio in un quadro ben strutturato in cui le immagini sono dominate da poetici silenzi e da accattivanti tagli di luce, ora forti ed efficaci, ora più riflessivi e meno intensi, ma sempre autorevoli e intriganti. C’è nel portfolio descrizione, creatività, interpretazione e una studiata collocazione della figura umana, ancorché discreta e in apparenza poco visibile, che è sempre libera, significante, appartata, che dà alle immagini un particolare valore, soprattutto per quel taglio singolare di presenza/assenza. Un progetto-studio in cui le ombre e i sentimenti, unitamente a silenzio e solitudine, recitano una parte importante, al punto che Umberto Verdoliva, attraverso la fotografia e gli incontri che essa determina nel tempo conta di diventare migliore come uomo. Ed ha ragione. Non solo, quindi, la fotografia come un mezzo per esprimersi e dare visibilità a intime riflessioni e a personali percezioni, ma anche strumento per crescere e svilupparsi e, in certi momenti, per liberarsi. A tutti i livelli, visibili e invisibili.

Fausto Raschiatore


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