Backup

Massimo Napoli

La fotografia è memoria. Spesso, chi si cimenta in questo linguaggio, talvolta con pretese più alte, dimentica questo dato basilare.
Poi succede che di ritorno da una spedizione in Sol Levente un fotografo perse una macchina fotografica, con un numero imprecisato di scatti. Alcuni di questi scatti il fotografo li aveva, per strano vezzo monomaniacale, fotografati con il cellulare dietro lo schermo della fotocamera, un backup di foto di foto di scarsa qualità. Altri scatti andarono persi e basta. Magari non fotografie di prima classe, ma pur sempre ricordi, appunti, pezzi d’esperienza persi.
Una “perdita” questa che non avrebbe turbato più di tanto un soggetto con minimo un senso del reale. Sfortunatamente il senso del reale è una cosa che mancava al fotografo in questione (mancanza che lo porta, per esempio, a scrivere una introduzione al proprio lavoro in terza persona). Fortunatamente, tale inettitudine alla razionalità, causa del dramma psicologico da quattro soldi, portava con se anche il rimedio: se la fotografia ricorda, anche il fotografo può ricordare. Non bene quanto la foto, ma ci può provare.
La soluzione è stata un backup. Postumo, ma pur sempre un backup.

Il fotografo doveva solo trovare la “periferica” adatta. E l’ha trovata in Andrea Tabacco, pittore e artista conterraneo, che condivideva con il fotografo un approccio squinternato al mondo e all’immagine, e che ritenesse del tutto ragionevole passare serate a sentirsi raccontare le foto perse e rimetterle su carta.

Mano a mano che le foto rinascevano, il processo terapeutico assumeva tinte ludiche, e ricostruiti gli scatti persi del tutto si riprendeva a ricostruire gli scatti conservati in forma ridotta su cellulare, ma sempre filtrati dalla parola, evitando il contatto diretto della periferica Tabacco con l’immagine.
Backup, nonostante sia formato da foto, forse non è un lavoro fotografico. Di certo parla di fotografia, e sempre di fotografia di strada. Il risultato finale conta assai meno del processo e dell’esperienza che ha portato al risultato, più idea dell’immagine che immagine stessa…

Anche perchè le foto erano meglio. Me le ricordo bene.

Massimo Napoli e Andrea Tabacco


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