Malacarne

Francesco Faraci

Un viaggio di tre anni nelle periferie di Palermo. Un’immersione totale, senza pregiudizi in un’umanità magmatica e vorticosa, colma di un’energia spesso incontenibile. Protagonisti i bambini che, in queste realtà relegate ai margini della società, sono costretti ad imparare fin dalla tenera età le regole dello stare al mondo.

Cep, Zen, Brancaccio, Sperone e Ballarò: microcosmi dalla forte identità, quasi inaccessibili. Penetrarne il tessuto sociale significa stabilire un patto di reciproca fiducia. Nessuno tradisce nessuno. Quegli sguardi, quelle storie disegnano una costellazione che va oltre la stessa fotografia. I bambini da quelle parti sono anticonformisti, provocatori e ribelli. Vanno dritti al punto, all’essenza, difficile imbrogliarli anche a volerlo. La società, la sua parte più borghese e benpensante, li chiama MALACARNE (quegli scarti di animale che non vorrebbero nemmeno al macello, putridi residui che puzzano di morte) ignorando però le loro potenzialità e la loro energia.

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