Gruppo Mignon

Gruppo Mignon

Il nostro secondo anno di attività inizia presentandovi alcuni lavori del primo collettivo formatosi in Italia dedicato alla Street photography: il gruppo Mignon.

I fotografi che attualmente fanno parte del gruppo sono:

  • Fatima Abbadi
  • Leonio Berto
  • Ferdinando Fasolo
  • Giovanni Garbo
  • Mauro Minotto
  • Giorgio Pandolfo
  • Giampaolo Romagnosi

Negli anni hanno fatto parte del gruppo Mignon, Angelo Tassitano, Marco Turetta e Giovanni Umicini.

Nato nel 1995 da una idea di Giampaolo Romagnosi insieme a Mauro Minotto e ad Angelo Tassitano con l’unico scopo di evidenziare, con l’uso del solo bianco e nero analogico in fase di ripresa e stampa, “le piccole cose” che ruotano intorno all’uomo.

L’incontro e l’amicizia con Walter Rosenblum, grande fotografo umanista ed esponente della Photo League e le frequentazioni con Giovanni Umicini, poeta della fotografia di strada italiana e, fino al 2012 membro dello stesso collettivo, hanno contribuito a fornire vigore ed entusiasmo al progetto del gruppo che, in questi anni, ha dato corpo ad una intensa attività editoriale ed espositiva ottenendo sempre interessanti consensi.

Il gruppo Mignon opera essenzialmente nel territorio veneto dove è molto conosciuto e seguito, preferendo un approccio diretto fra i fotografi e le loro immagini stampate in un continuo scambio di esperienze condivise.

Mignon, ci rende un grande onore accettando il nostro invito, in queste pagine riconosciamo e proponiamo la loro fotografia di strada come esempio concreto da seguire da tutti per raccontare l’umanità e il nostro tempo, attraverso il profondo rispetto dell’uomo e ad una poetica sempre delicata e profonda.

Grazie.

Umberto Verdoliva

www.mignon.it

Il gruppo che si fa chiamare Mignon è, se non unico, almeno inusuale. Consiste al momento attuale di sette fotografi che vivono e lavorano nelle città di Padova e Mestre, svolgendo diverse professioni e che hanno voluto formare un’alleanza per proseguire un genere particolare di fotografia. Come molti documentaristi, questi giovani fotografi sperano di catturare l’aspetto umano e teatrale della vita reale com’è vissuta sulla strada e altrove, ma oltre a ciò essi vogliono che le loro immagini raggiungano lo stato dell’arte. Cioè, essi sono consci degli aspetti estetici e tecnici del loro medium ed altrettanto dell’attrazione immediata del soggetto. Lavorando con materiali all’argento in bianco e nero, essi sono determinati ad inquadrare attentamente i loro soggetti e dare alle proprie stampe la piena ricchezza e le sottili tonalità di cui i materiali fotografici sono capaci.

Lungo tutta la storia del medium, l’attenzione alla completa gamma delle possibilità fotografiche ha caratterizzato il lavoro di molti fotografi in Italia e altrove. Quello che è inusuale in Mignon è il loro sforzo di affrontare queste problematiche come gruppo. Essi lavorano assieme per promuovere il riconoscimento che la fotografia, in quanto a risoluzione estetica ed intensità emozionale, è pari ai lavori delle arti grafiche e ai dipinti. Essi sperano di raggiungere questo obiettivo attraverso la valutazione critica dei lavori di ciascuno e attraverso una conoscenza del passato del medium ricavata dall’estesa biblioteca di libri fotografici creata dai componenti del gruppo.

Naturalmente Mignon non è il primo collettivo di fotografi che abbiano lavorato assieme con uno scopo comune; durante il diciannovesimo secolo e all’inizio del ventesimo questi gruppi erano associati principalmente in compagnie commerciali come la Alinari a Firenze o la Braun Company in Alsazia. Queste entità venivano spesso fondate da alcuni membri di una famiglia che lavoravano assieme e, diventando poi possibile, si espandevano ad assumere altri fotografi per fare mostre e produrre stampe. Le loro produzioni, che erano istruttive e fatte con mestiere, raggiungevano un gran numero di utenti. Alcuni erano individui che desideravano souvenir di diversi edifici e monumenti, altri erano istituzioni (scuole e biblioteche) che usavano le immagini come supplementi per l’insegnamento di arte ed architettura, altri ancora venivano utilizzati da imprese industriali per migliorare il design di tessuti di lusso e carte da parati. Nessuno di questi lavori di gruppo aveva come obiettivo il concetto che l’immagine fotografica potesse aspirare ad essere una dichiarazione che riflettesse una sensibilità individuale, o suscitasse una reazione emozionale o esplorasse in profondità le possibilità artistiche del medium.

Più recentemente sono apparse altre unioni di fotografi. La Magnum, fondata a Parigi dopo la seconda guerra mondiale, consisteva in un gruppo di fotogiornalisti che si unirono assieme per produrre un reportage che avesse immediatezza e forza. Le immagini, spesso direttamente sentite e meravigliosamente ben composte, erano destinate ad essere guardate sotto forma di stampe e per la maggior parte venivano viste come riproduzioni in giornali e riviste. Una buona stampa ai sali d’argento non era tra le preoccupazioni di questi fotografi. In modo simile, le immagini prodotte dal gruppo dei fotografi americani che lavoravano per la Farm Security Administration erano dirette alle vaste aree di cosa si sarebbe dovuto fotografare e le loro stampe erano destinate alla riproduzione.

Forse il predecessore più vicino nel concetto a Mignon è stata la PhotoLeague. Questa associazione, che nacque a New York nel 1936 dal movimento di fotografi-lavoratori europei dei tardi anni venti e primi anni trenta, adempieva al ruolo di scuola e di spazio espositivo. Essa forniva ai suoi membri un posto per discutere sia dei contenuti umanistici che delle qualità formali del proprio lavoro. Con Berenice Abbott e Paul Strand, tra gli altri, come maestri, i fotografi divennero più consapevoli del fatto che la documentazione poteva aspirare ad essere un’esperienza artistica tanto quanto la registrazione della vita di una persona e dell’epoca in cui vive.

Mentre la Photo League cessò di esistere, più di mezzo secolo fa, Mignon ha avuto un legame diretto con le sue idee attraverso Walter Rosenblum il quale, nell’incontrare questi giovani fotografi a Padova nel 1999, introdusse loro alla storia della Photo League di cui fu presidente. Egli fu così entusiasta per l’intensità del loro interesse così come per il loro impegno nel lavorare assieme che li prese, per così dire, sotto la sua protezione. Nei diversi viaggi a Padova e durante le visite dei membri del gruppo a New York, egli fece loro conoscere le idee che infusero energia alla Photo League.

Naturalmente, benché coscienti delle tradizioni umanistiche del passato, tra cui l’importante lavoro dei neorealisti italiani e della fotografia di documentazione sociale in America, questi giovani fotografi interpretano la vita in Italia, o dovunque essi viaggino, in termini che rivelano la cultura e le preoccupazioni del proprio tempo. Accettando le contraddizioni che si manifestano nella cultura dell’Europa occidentale, essi sono sensibili ad una qualità umana che si esprime tramite visi e gesti. Comunque, mentre essi possono condividere un’attitudine generalmente tonica verso l’attualità, le loro immagini esprimono distinte sensibilità individuali.

Nessuno di questi fotografi è morbosamente o amaramente satirico; piuttosto il loro punto di vista è benigno. A differenza dei primi fotografi neorealisti italiani, che lavoravano in un tempo di profonde disparità economiche e sociali, questi giovani uomini si concentrano su vite che appaiono meno profondamente svantaggiate rispetto ai loro predecessori. Ma in comune con tutti quelli che hanno lavorato nella tradizione della documentazione sociale e della fotografia di strada, i fotografi Mignon condividono un costante interesse nelle persone e nelle loro relazioni con la cultura contemporanea.

Naomi Rosenblum, in “Gente di Fotografia”, Dicembre 2004

Fatima Abbadi

Leonio Berto

Ferdinando Fasolo

Mauro Minotto

Giorgio Pandolfo

Giampaolo Romagnosi