Francesca Fascione

City Limits

La serie riguarda quelle ore in cui il buio prende il sopravvento sulla realtà.

Luoghi e volti perdono riconoscibilità, e la città, intesa come relazione fra uomo e ambiente urbano, si dissolve nella notte.

Poco importa se le luci non riescono a rischiarare più in là del loro alone sbavato, tanto questo è un ambiente che conosci a memoria, con l’odore di treno che resta anche dopo che tutti i treni sono partiti.

Mi sono affacciato alla porta che dà sulla piazza invisibile e ogni volta il muro di buio mi ha ricacciato indietro in questa specie di limbo illuminato sospeso tra le oscurità del fascio dei binari e della città nebbiosa.

Uscire per andare dove? La città là fuori non ha un nome. Io mi trovo qui senza un qui nè un altrove. Sto guardando dal di fuori la vita d’una sera qualsiasi in una piccola città qualsiasi, e mi rendo conto d’essere tagliato fuori dalle sere qualsiasi per chissà quanto tempo, e penso a migliaia di città come questa, a centinaia di migliaia di locali illuminati dove a quest’ora la gente lascia che scenda il buio della sera, e non ha per la testa nessuno dei pensieri che ho io.

Sono una presenza anonima su uno sfondo anonimo, se tu lettore non hai potuto fare a meno di distinguermi tra la gente e di continuare a seguirmi nei miei andirivieni è solo perché io mi chiamo “io” e questa è l’unica cosa che sai di me, così come questa stazione si chiama soltanto “stazione” e al di fuori di questa non esiste altro che il segnale senza risposta di un telefono che suona in una stanza buia di una città lontana.

I. Calvino, “Se una notte d’inverno un viaggiatore”


All projects