Asylum – Tales of life, love and death

Pasquale Autiero

La parola inglese Asylum ha diverse accezioni, può, infatti, voler dire sia rifugio, sia istituto psichiatrico, ed è proprio lungo la differenza che sgorga dalle due definizioni che l’autore vuol giocare. Le immagini, a volte anche apparentemente slegate, provenienti da luoghi diversi, ritraenti soggetti che sembrano non aver nulla a che vedere gli uni con gli altri; vogliono apertamente celarsi dietro un’apparenza di confusione e particolarità per trasmettere attraverso metaforiche visioni il più universale dei bisogni umani, esplicito, ed allo stesso tempo nascosto in tutte le stagioni della nostra esistenza, ovvero quello di un nido sicuro al quale volgersi e la sensazione di smarrimento derivante dalla perdita o dall’impossibilità del raggiungimento dello stesso. Proprio in questo senso l’opera vuole arrivare ad affermare la negazione delle vaneggianti, seppur necessarie, contraddizioni umane, per schiararsi a favore della ricerca di un rifugio universale, possibile solo attraverso l’introspezione e la stimolazione dell’animo, cosa che le immagini si propongono per mezzo della pura ispirazione, osmosi tra l’autore e lo spettatore, che solo nutrendosi di ciò può pervenire al messaggio che si vuole comunicare.